LEGGERE TAVOLETTE CUNEIFORMI SIGILLATE
A cura di
Silvia Vettori, Emma Cantisani, Barbara Salvadori, CNR-ISPC; Amalia Catagnoti, Virginia
Mazzoni, SAGAS-UNIFI
Il Museo Archeologico Nazionale di Firenze possiede una collezione di reperti cuneiformi
che prende forma nel XIX secolo e raggiunge dimensioni più consistenti grazie ai viaggi
in Oriente compiuti negli anni Trenta del secolo scorso da Giuseppe Furlani, docente di
Filologia Semitica e di Civiltà dell’Oriente pre-classico presso l’Università di Firenze, e da
Doro Levi, ispettore della Soprintendenza fiorentina. Fin dal primo viaggio, nel 1930, i due
studiosi raccolsero materiali provenienti da importanti siti archeologici e acquistarono
diversi manufatti nel mercato antiquario di Baghdad. La collezione è dunque composta da
reperti molto eterogenei tra loro, sia per la loro conformazione fisica (mattoni, tavolette, coni
di fondazione, ecc.), sia per la loro datazione (dal III al I millennio a.C.), sia, infine, per la loro
provenienza. Quest’ultima risulta spesso incerta, poiché gran parte dei reperti proviene da
scavi clandestini, ad eccezione degli oggetti rinvenuti nello scavo regolare di Kilizu del 1933,
durante l’unica missione archeologica condotta da Levi e Furlani sul sito.
Tra i manufatti acquistati a Baghdad vi è una busta d’argilla che conserva ancora al suo interno
la tavoletta. Si è deciso quindi di procedere con la Microtomografia computerizzata a raggi
X (micro-CT), presso il Centro di Servizi di Cristallografia Strutturale (CRIST) dell’Università
di Firenze, che ha consentito di leggere il testo della tavoletta senza danneggiare la busta.
Un fascio di raggi X attraversa il campione; quest’ultimo viene fatto ruotare e si scattano
tante “radiografie” da angolazioni diverse. I raggi X vengono assorbiti in modo diverso a
seconda del materiale (più è denso, più assorbe). Un computer usa tutte queste immagini
per ricostruire l’interno in 3D, strato dopo strato.
Si tratta di un testo amministrativo risalente al periodo della Terza dinastia di Ur (XXI secolo
a.C.) e proveniente dalla città sud-mesopotamica di Umma, che registra una transazione
di orzo tra due ufficiali. Il testo della tavoletta corrisponde a quello riportato sulla busta.
Quest’ultima aveva, in questo caso, la funzione di proteggere il documento durante il
trasporto; in altri casi, come ad esempio per le lettere, poteva invece servire a nascondere il
contenuto della missiva.
L’iniziativa è stata elaborata nell’ambito del progetto PRIN-PNRR 2022 “DiWA - Dialogues
between ancient Western Asia and us. Untold stories from Italian collections and archives”.
matite e pennarelli | 21,0 cm x 29,7 cm
Il bozzetto rappresenta come, grazie alla tecnica della tomografia, sia possibile leggere l’antica scrittura cuneiforme delle tavolette d’argilla senza dover rompere l’involucro che le conserva. Le linee colorate e ondulate ai lati rappresentano proprio l’effetto della tomografia, che riporta alla luce il testo nascosto, rendendone così possibile la decifrazione.
Laura Breschi
matita ed acquerello | 10 cm x 20 cm
Ho sviluppato la mia opera a partire dai lavori
realizzati dalle ricercatrici su tavolette di argilla in
scrittura cuneiforme di epoca assira.
Ho rappresentato delle ragazze che, come loro,
svolgono studi sulle tavolette di argilla. Sullo sfondo
ho invece raffigurato i luoghi di ritrovamento.
Arianna Melis
matite | 21,0 cm x 29,7 cm
Una scienziata analizza una tavoletta assira attraverso l’utilizzo dei raggi X, rappresentati dal suo stand “X-rayer”.
Alice Ogana
matita | 21,0 cm x 29,7 cm
In questo disegno ho voluto rappresentare come la conoscenza viaggi nel tempo. Al centro non c’è un semplice quadrato, ma una tavoletta di argilla, come quelle su cui scrivevano i popoli antichi: il punto da cui tutto è partito. A collegare gli elementi c’è un fiume blu, che per me rappresenta il flusso delle idee. Non è fermo, ma si muove e attraversa la storia, portando con sé messaggi e scoperte. Ai lati della tavoletta ci sono due protagonisti che si parlano attraverso i secoli. Da una parte c’è una figura dai toni caldi e terrosi, vestita con una tunica umile marrone. In una mano tiene lo stilo per scrivere, strumento della conoscenza, mentre con l’altra tocca la tavoletta, come a consegnarci e tramandarci la sua creazione. Sul lato opposto troviamo una figura in camice bianco, con il simbolo dei raggi X utilizzati nello studio. Il suo gesto è fondamentale: rivolge il palmo verso lo spettatore, come un invito diretto a ricevere la conoscenza. Non si tratta di un sapere chiuso, ma di una scoperta offerta all’umanità per costruire il futuro, segno di apertura verso il mondo esterno. L’opera vuole dimostrare che non esiste scienza senza radici.
Eva Pargoli