A cura di
Felice C. Simeone, CNR-ISSMC; Mohsin Muhyuddin, Carlo Santoro, UNIMIB; Enrico Berretti, Alessandro Lavacchi, Ilaria Perissi, CNR-ICCOM


L’idrogeno verde è un vettore di energia pulita che può contribuire a ridurre l’inquinamento e le emissioni di CO₂ prodotte dalle industrie e dai mezzi di trasporto. Per produrlo si utilizza un processo chiamato elettrolisi dell’acqua, in cui la molecola di acqua (H₂O) viene separata nei suoi elementi fondamentali: idrogeno (H₂) e ossigeno (O₂). Questo avviene grazie all’energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili e all’azione di materiali catalizzatori, che rendono il processo più efficiente. L’idrogeno prodotto può essere usato come combustibile pulito per generare energia, mentre l’ossigeno viene rilasciato nell’ambiente.
I materiali catalizzatori sono formati da particelle minuscole chiamate nanoparticelle, costituite da metalli come iridio, platino e tanti altri. Queste nanoparticelle sono indispensabili per la produzione dell’idrogeno, ma possono anche creare problemi se si disperdono, perché le loro dimensioni sono simili a quelle delle strutture cellulari e riescono quindi facilmente ad entrare negli organismi viventi e nell’ambiente.
Per questo motivo, oggi gli scienziati cercano di progettare queste nanoparticelle in modo più responsabile fin dall’inizio, inglobandole in supporti a base di titanio e zirconio che le stabilizzano e ne impediscono la dispersione nell’ambiente, mantenendo al tempo stesso elevate prestazioni catalitiche. Questo approccio si chiama Safety-by-Design e significa “sicurezza fin dalla progettazione”.

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